Un sacchetto di biglie

“Un sacchetto di biglie”, Joseph Joffo, editore Rizzoli

(supporto consigliato per il periodo III)

Titolo originale

Un Sac de billes

Lingua originale

Francese

Prima Pubblicazione

1973

Genere

Romanzo storico autobiografico

 

 

 

 

 

 

 

 

 “Alla fine, Hitler sarà stato più crudele dello zar.

Henry mi guarda, vedo le sue labbra agitarsi;

Albert, la mamma si girano verso la strada, dicono

parole che non posso sentire attraverso il vetro.

Mi vedo nella vetrina con la mia sacca.

È vero, sono cresciuto.”

 

Parigi, 1941. Nella loro cameretta di rue de Clignancourt, due fratelli ascoltano rapiti una storia della buonanotte raccontata dal loro papà. È una storia fatta di avventure lontane, di assalti e combattimenti, di pittoresche fughe a cavallo per l’Europa: uno dei tanti episodi della vita epica di Jacob Joffo – il nonno che i piccoli Maurice e Jo non hanno mai conosciuto – e della lotta per la sopravvivenza del suo popolo contro i terribili pogrom perpetrati in Russia dalle truppe zariste agli albori del XX secolo. Non sanno ancora, i due bambini, che ben presto quella che considerano una semplice favola tornerà a replicarsi e ad assumere i contorni di un vero incubo: nella Francia da poco occupata dalle truppe tedesche – un Paese in cui su ogni municipio campeggia la scritta Liberté, Egalité, Fraternité, ma costretto a piegarsi alle leggi razziali naziste – il tempo dei giochi e della spensieratezza sta irrimediabilmente per finire. Per Jo e Maurice arriverà ben presto il momento di dire addio all’infanzia e di scappare verso la “Francia libera”. Separati e poi riuniti, partono prima i fratelli maggiori e poi i minori, e infine i genitori. Di città in città si alimenta la speranza, la consapevolezza, si cresce e si cambia, si diventa più forti e autonomi. Un arduo percorso iniziatico, in circostanze d’obbligo, porta i due fratelli minori a compiere una serie di incontri in grado di segnarli per la vita intera. La salvezza arriva grazie a qualcuno che si prenderà a cuore la loro situazione, consentendo ai fratelli di sfuggire definitivamente alle retate dei tedeschi. La famiglia potrà rincontrarsi solo nell’agosto del 1944, in una Parigi liberata e pronta a ricostruire le basi di una convivenza libera e in clima di pace.

Joseph Joffo, “da grande”, racconta la propria infanzia e le persecuzioni subite nella Francia occupata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Una avventura fatta di pericoli, paure, solitudine, crudeltà, ma anche di incontri inaspettati e di aiuti sorprendenti. Nelle parole di Joseph si percepisce ogni singola sensazione provata, ogni esperienza è resa più reale dalla descrizione dei rumori, dei paesaggi e dei profumi. Il tema delle persecuzioni razziali raccontate in modo semplice e immediato, come solo il punto di vista di un bambino può rendere, per il racconto di una vicenda che mette in risalto il coraggio e la voglia di giustizia nei confronti di sé e degli altri. Joseph e Maurice, come tanti altri bambini in quel periodo, si trova improvvisamente messo a confronto con un mondo fatto di ingiustizie e atrocità, come è quello della guerra, dall’arrivo delle truppe tedesche nella capitale francese. L’amarezza, in tutto questo, sta anche nelle lacerazioni che tre anni di inciviltà e ingiustizie hanno apportato alla vita di un ragazzino il quale si è visto strappare l’infanzia e l’adolescenza che gli spettavano per diritto. Ma tutto questo è raccontato senza odio, in un tempo che invece, di odio, è pieno.