La vita è bella

La vita è bella

(Supporto  consigliato per il periodo III)

Titolo originale

La vita è bella

Lingua originale

Italiano, inglese, tedesco

Paese di produzione

Italia

Anno

1997

Durata

120 min

Regia

Roberto Benigni

Con

Roberto Benigni, Nicoletta Braschi

Genere

commediadrammatico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Guarda i girasoli: s'inchinano al sole, ma se vedi uno che è inchinato un po' troppo significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. 

Servire è l'arte suprema. Dio è il primo servitore; Lui serve gli uomini, ma non è servo degli uomini.”

 

Guido, un giovane ebreo amante della vita e della poesia, si reca ad Arezzo con l'amico Ferruccio in cerca di lavoro. Si fa assumere come cameriere dallo zio Eliseo, che gestisce il Grand Hotel, e s'innamora di Dora, un'insegnante promessa sposa all'antipatico fascista Rodolfo. Con l'esuberanza e l'allegria del suo carattere, riesce a vincere le reticenze della maestrina, e a sposarla. Sei anni dopo, probabilmente denunciato dalla suocera che non ha mai digerito il matrimonio, Guido è deportato in un campo di concentramento con lo zio Eliseo e col suo figlioletto, il piccolo Giosuè, mentre Dora, pur non essendo ebrea, decide di seguirli di sua iniziativa.
È l'inizio della tragica avventura di un padre che, per proteggere il figlio dalla realtà, maschera l'intero dramma della prigionia dietro la ridente facciata di un appassionante gioco a punti; di un marito che, vincendo la lontananza fisica, cerca di restare vicino all'amata moglie; di un uomo, che è disposto veramente a tutto, anche al personale sacrificio, pur di difendere ciò che ha di più caro. Sino alla prova conclusiva, che nella fantasia di Giosuè assume i connotati di una lunga partita a nascondino, prima dell'assegnazione dell'ambito premio finale. Una notte infatti, all'improvviso, con la fine della guerra e dell'occupazione nazista, i soldati tedeschi iniziano freneticamente ad abbandonare il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina dicendogli di giocare a nascondino e promettendogli di ritornare; mentre è alla ricerca della moglie viene scoperto e portato dietro ad un vicolo e, dopo aver fatto l'occhiolino a Giosuè (come segno di addio) viene fucilato da un soldato tedesco. Le scene finali del film mostrano come al mattino seguente il lager venga liberato dagli americani, mentre, presumibilmente, i soldati tedeschi rimasti vengono catturati. Giosuè, accompagnato in spalla dal soldato che lo ha trovato, riconosce sua madre, che cammina nel gruppo di prigioniere liberate e può riabbracciarla.

 

Non solo una narrazione che parla di storia, violenza e raccapriccio, ma un racconto che parla di vita, di amore, famiglia, di rinascere attraverso l’altro. Lo stratagemma del gioco per non spaventare Giosuè, la dolcezza del saluto alla compagna scelta per la vita (un tenerissimo “Buongiorno principessa”), la disponibilità all’incontro col prossimo nell’aiuto dipingono un personaggio carico di quegli elementi di misericordia e di mitezza che spiazzano. Poetico, tragico ma riesce a essere, a tratti, divertente allo stesso tempo.  “La vita è bella” è entrato nell’immaginario collettivo italiano come una delle opere più delicate in grado di raccontare l’Olocausto.