La comprensione

Parole chiave: risorsa, relazione, bellezza, condivisione, contesto, sguardo nuovo

Nella riflessione Chris giunge ad un cambiamento totale nella visione della vita e della realtà.  Lo sconforto provocato dai recenti insuccessi lo conduce ad ampliare lo sguardo, a non concentrarsi più solo sulla singola difficoltà ma ad adottare una visione più ampia anche sul contesto per rileggere la realtà con occhi nuovi. Non solo la solitudine e il distacco non rappresentano la libertà tanto agognata, ma un atteggiamento meno intransigente e più comprensivo della possibilità di errore, per sé e per gli altri, rappresentano la nuova chiave di lettura della realtà. La vera ricchezza è nello stare inseriti nel mondo, nelle sue vicende e nelle sue relazioni, nel comprendere la crescita reciproca che questo comporta, nell’accettare che in questo mettersi in gioco esistano lati piacevoli e lati che non lo sono, nel guardare a questi aspetti nella loro complessità ma con occhi nuovi.

 

“Poco dopo l’episodio dell’alce il ragazzo cominciò a leggere Walden di Thoreau. Nel capitolo intitolato «Leggi più alte», nel quale l’autore riflette sulla moralità del mangiare, McCandless evidenziò:

 

«Quando avevo preso, pulito, cucinato e mangiato il mio pesce, esso pareva non avermi essenzialmente nutrito. Era insignificante e non necessario, e costava più di quello a cui serviva».

 

«L’alce» annotò a margine McCandless, e di seguito segnò:

«La ripugnanza al cibo animale non è risultato di esperienza, ma un istinto. Sotto molti aspetti, appariva più bello vivere semplicemente e nutrirsi frugalmente; e sebbene io non facessi così, feci più o meno abbastanza da far piacere alla mia immaginazione. Credo che ogni uomo che sia sempre stato sincero nel conservare le proprie più alte e poetiche facoltà, sia stato particolarmente incline ad astenersi da cibo animale e da molto cibo di qualsiasi genere […].

È difficile provvedere a cuocere un cibo tanto semplice e pulito che non offenda l’immaginazione; ma questa, penso, deve essere cibata quando nutriamo il corpo, ambedue seduti alla stessa tavola. Forse lo si può fare. I frutti mangiati con moderazione non devono farci vergognare dei nostri appetiti, né interrompere i nostri scopi più degni. Mettete però nel vostro piatto un condimento extra e quello vi avvelenerà».

«Sì» scrisse McCandless e, due pagine dopo, «Consapevolezza del cibo. Mangiare e cucinare con concentrazione. […] Cibo santo.» Sul diario dichiarò:

 

«Sono rinato. Questa è la mia alba. La vita reale è appena cominciata.

Vivere ponderato: attenzione consapevole ai fondamenti della vita e costante attenzione all’ambiente circostante e a ciò che a esso è correlato, ad esempio un lavoro, un compito, un libro, qualsiasi cosa richieda efficace concentrazione (la circostanza non ha valore. Ha valore come ci si relaziona a una circostanza. Il significato vero risiede nella relazione personale con un fenomeno, quello che significa per te).

La grande santità del cibo, il calore vitale.

Positivismo, l’insuperabile gioia della vita estetica.

Assoluta verità e onestà.

Realismo.

Indipendenza.

Risolutezza. Stabilità. Coerenza».

Quando gradualmente smise di rimproverarsi per lo spreco dell’alce, riemerse nel giovane la contentezza […]

Apparentemente soddisfatto di quanto aveva appreso nel corso di quei due mesi di vita solitaria, il ragazzo decise di fare ritorno alla civiltà. Era giunto il momento di concludere la «grande avventura finale» e rientrare nel mondo di donne e uomini per bersi una buona birra, parlare di filosofia e incantare gli estranei col racconto dell’esperienza vissuta. Sembrava aver superato quell’inflessibile necessità di affermare la propria autonomia, di tagliare il cordone ombelicale coi genitori. Forse era pronto a perdonare le loro imperfezioni, forse era pronto a perdonarsi anche le proprie. Forse McCandless era pronto a tornare a casa.

O forse no, d’altro canto non possiamo che fare supposizioni su cosa il ragazzo intendesse fare della propria vita una volta lasciata la foresta. Ma una cosa è certa: a quel punto desiderava andarsene.

Su un pezzo di corteccia di betulla segnò una lista di cose da fare prima della partenza: «Rattoppare i jeans, radersi, preparare lo zaino. […]». Poco dopo appoggiò la Minolta su una lattina d’olio vuoto e immortalò un largo sorriso sbarbato, un rasoio usa e getta color giallo brandito in aria e le nuove toppe ricavate da una coperta militare cucite sulle ginocchia dei calzoni ormai luridi. Sembrava in buone condizioni di salute ma estremamente smagrito, le guance sono scavate, i tendini del collo sporgono come cavi in tensione.

Il 2 luglio McCandless terminò La felicità familiare di Tolstoj dopo aver evidenziato alcuni passaggi che lo avevano commosso:

«Soltanto ora capivo perché egli diceva che la felicità sta solo nel vivere per gli altri. […]

lo ho vissuto molto e mi pare di aver trovato quel che occorre per essere felice. Una vita tranquilla, appartata nella nostra solitudine di campagna, con la possibilità di far del bene alla gente, che è così facile beneficare perché non è abituata a questo, poi il lavoro, un lavoro che sembra recare un vantaggio, poi il riposo, la natura, un libro, la musica, l’amore per il prossimo, ecco una felicità, al di là della quale non osano spingersi i miei sogni. Ma qui , oltre a tutto questo, una tale amica come voi, una famiglia, forse, e tutto quanto un uomo può desiderare».”

 

 

Per riflettere…

Una persona è capace di decidersi, ma attuare questa capacità è un compito ad alto rischio. Per un ragazzo non è sempre facile prendere coscienza che gli eventi parlano, interpellano e invitano a riflettere; figuriamoci cosa possa significare un cambiamento. Ma il segreto sta tutto qua: crescere, crescere nella capacità di cambiare, a partire dagli eventi che la vita ti pone davanti.

  • Pretendere che la vita rimanga interessante e sperare nello stesso tempo che tutto vada secondo i piani prefissati (e scontati) sono due cose che non vanno insieme.

Ti è capitato di ricrederti su una scelta fatta sulla quale avevi puntato molto? Cosa ti ha fatto cambiare idea?

  • Cambiare non è mai facile, per nessuno. Allo stesso tempo rischia di diventare una consuetudine (affetti, relazioni, amicizie, gruppi…).

Cosa significa per te cambiare? Tutto può essere messo in discussione?

  • In un mondo che cambia, c’è qualcosa di eterno?