La vita

 

Un nuovo inizio

Il viaggio è stato per Chris illuminante, il percorso compiuto lo ha portato ad affinare non solo le sue nozioni pratiche da viaggiatore ma anche le conoscenze riguardo al mondo che lo circonda. Rinato, avverte la necessità di affrontare la vita in maniera diversa, ha voglia di relazioni e di casa. È ottimista e propositivo, come mai fino ad allora. Per non essere sterili, conclude, è indispensabile essere inseriti nel circuito di relazioni. L’approccio utilizzato è totalmente diverso da quello del giorno della laurea, il distacco, fisico ed emotivo, è da colmare, la vera felicità risiede nel riappropriarsi del mondo che ci circonda.

“Vanificato il tentativo di lasciare la foresta, l’8 luglio McCandless fu di ritorno al campo base. È impossibile sapere cosa gli passasse per la testa a quel punto, perché il diario non ne fa parola. Probabilmente non si preoccupava troppo che la sua unica via d'uscita fosse stata sbarrata, perché tutto sommato al momento non sussistevano seri motivi di timore: l'estate segnava il suo culmine, la terra generosa offriva piante e animali in quantità e gli approvvigionamenti di cibo bastavano. Con ogni probabilità suppose di dover pazientare fino ad agosto, quando il Teklanika si sarebbe abbassato e gli avrebbe permesso di guadare.

Tornato al rifugio metallico, McCandless riprese la solita routine di caccia e raccolta. Lesse La morte di Ivan Il'ic di Tolstoj e Il terminale uomo di Michael Crichton. Annotò sul diario che per sette giorni di fila non fece altro che piovere. Riguardo alla selvaggina, sembra proprio che non mancasse: nelle ultime tre settimane uccise trentacinque scoiattoli, quattro canachites canadensis, cinque ghiandaie, cinque picchi e due rane, che accompagnava con patate e rabarbaro selvatici, varie specie di bacche e funghi a volontà. Però, malgrado l'apparente munificenza, la carne che di fatto ricavava dalla cacciagione era ben poca cosa e le calorie bruciate superavano senza dubbio quelle assimilate. Dopo tre mesi di sottoalimentazione, McCandless aveva accumulato un notevole deficit calorico e si reggeva su un equilibrio estremamente precario. Poi, alla fine di luglio, commise l'errore che lo fece precipitare nel baratro.

Aveva appena finito di leggere Il dottor Zivago, un libro che lo spinse a scarabocchiare eccitati commenti a margine e a sottolineare svariati passaggi:

«Lara camminava lungo il terrapieno per un sentiero tracciato da vagabondi e da pellegrini e quindi svoltava per il viottolo che, attraverso un prato, portava al bosco. Qui si fermava e, con gli occhi socchiusi, aspirava l'aria densa dei profumi confusi della vastità che la circondava. Era un'aria più cara del padre e della madre, più tenera dell'uomo amato, più illuminante di un libro. Per un istante a Lara si rivelava di nuovo il senso dell'esistenza. Era lì, sentiva, per cercar di capire la frenetica bellezza del mondo, per dare un nome alle cose e, se le sue forze non fossero bastate, per generare dei figli che l'avrebbero fatto in sua vece».

«Natura/purezza» annotò in maiuscolo in cima alla pagina.

«Oh, come si desidera a volte poter scappare dall'insulsa monotonia dell'umana eloquenza, dalle frasi sublimi, per cercare rifugio nella natura, apparentemente così silenziosa, oppure nel mutismo di fatiche lunghe ed estenuanti, del sonno profondo, di musica vera o dell'umana comprensione zittita dall'emozione!»

McCandless segnò il paragrafo con un asterisco, cerchiando «rifugio nella natura» in inchiostro nero.

Accanto a: «Si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è felicità. [...] Era questo che amareggiava più di ogni altra cosa» scrisse: «Felicità è vera soltanto se condivisa».

In data 30 luglio, due giorni dopo aver finito il libro, Chris scrisse sul diario parole allarmanti: «Estremamente debole. Colpa dei semi di patata. Problemi anche solo ad alzarmi. Sto morendo di fame. Grande pericolo». Prima di questo appunto nulla suggerisce che McCandless si trovasse in difficoltà. Benché fosse affamato e la povera dieta che era costretto a osservare avesse ridotto il corpo a un tetro ammasso di pelle e ossa, complessivamente sembrava godere di buona salute. Invece, il 30 luglio, le sue condizioni fisiche precipitarono all'improvviso verso il disastro e già il 19 agosto Chris McCandless era morto.

Si sono fatte molte congetture sulle cause di un declino tanto rapido.

Il 12 agosto scrisse quelle che sarebbero state le sue ultime parole sul diario: «Mirtilli meravigliosi». Dal 13 al 18 non fece che tenere il conto del passare dei giorni. A un certo punto nel corso della settimana strappò la pagina conclusiva della biografia di L'Amour Education of a wandering man. Da una parte l'autore riportava una citazione estrapolata dal poema di Robinson Jeffers Wise men in their bad hours:

«La morte è una stornella feroce: ma morire avendo rappresentato qualcosa più all'altezza dei secoli che muscoli e ossa soltanto, è soprattutto liberarsi della debolezza. Le montagne sono pietra morta, la gente ne ammira od odia l'altezza, l'insolente tranquillità, le montagne non s'addolciscono né si preoccupano e i pensieri di alcuni uomini morti hanno la stessa tempra».

Sull'altra, immacolata, McCandless compose un breve messaggio d'addio: «Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedical».

Dopodiché s'infilò a fatica nel sacco a pelo cucitogli dalla madre e scivolò in uno stato d'incoscienza. Probabilmente, morì il 18 agosto, centododici giorni dopo essersi addentrato nella foresta, diciannove giorni prima che qualcuno capitasse nei paraggi e s'imbattesse nel corpo esanime.

Una delle ultime cose che Chris McCandless fece in vita fu quella di scattarsi una foto accanto all'autobus sotto la volta celeste del cielo d'Alaska. Con una mano rivolge il biglietto d'addio all'obiettivo e con l'altra porge un saluto sereno e coraggioso al mondo. Se in quelle ultime, difficili ore il ragazzo si sia commiserato -perché era giovane, perché era solo, perché il corpo l'aveva tradito riducendolo in quello stato -non traspare dall'immagine. Chris sorride, e il suo sguardo è inequivocabile: McCandless era in pace, beato come un monaco che va dal Signore.”

 

 

Per riflettere…

 

Crescere ci insegna che la vita ha un suo sistema che per funzionare bene richiede certi percorsi e non altri. E non possiamo deciderli tutti noi. Siamo chiamati a scoprire il senso della nostra vita, uscendo dalla passività e trovando in noi  stessi la forza di cambiare, assumendoci le nostre responsabilità.

“Non ci si salva da soli, ma insieme” diceva don Benzi. Camminare da soli nella vita porta alla morte, insieme porta alla vita, ad una vita felice.

  • Guardando la tua vita, senti che hai bisogno di rinascere, di ripartire? Ci sono luoghi di morte dentro di te che hanno bisogno di riprendere vita?
  • “La felicità è vera soltanto se condivisa”. Cosa hai di tuo da dare agli altri? Hai voglia di mostrarti agli per quello che sei davvero o preferisci piacere?

 

 

”Continua...”