La vita

 

Incontro e scontro con la realtà

Parole chiave: limiti, imprevisti, coraggio, forza, cambio di punto di vista

All’iniziale felicità dei primi momenti, segue in Chris una fase di sconforto  dovuta soprattutto al fatto che l’indipendenza e l’autonomia al mondo lo portano ugualmente a uno scontro con la realtà. Non si può rimanere asettici rispetto ad essa: il contesto, nella vita, non è indifferente. Nell’incontro con le prime difficoltà del suo viaggio, Chris è costretto dunque a porsi alcune domande e a compiere alcune riflessioni. Non tutto sembra così perfetto come all’inizio e le fatiche tornano a comparire. Chris inizia a maturare la riflessione che l’autosufficienza nei confronti del mondo, l’allontanamento da tutto ciò che era vincolo forse  non siano più sintomi di realizzazione dell’ideale di felicità.

“Comunque, presto le fantasticherie si scontrarono con la realtà. Ammazzare la selvaggina non era cosa facile e nel corso della prima settimana passata nella foresta i commenti quotidiani presenti sul diario dicono «Debolezza», «Neve» e «Disastro». Il 2 maggio avvistò un grizzly, ma non gli sparo`, il 4 sparo`, ma mancò alcune anatre e il 5 finalmente colpì e mangiò un gallo cedrone, ma non catturò più nulla fino al 9 maggio, quando abbatté un piccolo scoiattolo, e ormai sul diario era arrivato a scrivere «quarto giorno di carestia». […]

Il cammino era lento, anche perché gran parte della giornata si consumava fra un appostamento e l'altro, e il terreno in disgelo si trasformava in una tortura di muskeg paludoso e ontano impenetrabile. Solo allora McCandless si avvide di uno degli assiomi fondamentali del Nord: malgrado l'intuito suggerisca il contrario, è l'inverno, e non l'estate, la stagione migliore per avventurarsi a piedi nella foresta.

Scontrandosi con l'evidente follia dell'ambizione originaria, di camminare cioè per centinaia e centinaia di chilometri fino al mare, il ragazzo dovette rivedere i piani. Il 19 maggio, non essendo riuscito ad andare oltre il fiume Toklat, a venticinque chilometri circa dall'autobus, fece dietrofront. Una settimana dopo era già di ritorno al veicolo, apparentemente senza alcun rimpianto. Dopotutto, aveva considerato, i dintorni del Sashana erano abbastanza selvaggi da rispondere ai suoi propositi e l'autobus 142 di Fairbanks avrebbe potuto costituire un perfetto campo base per il resto dell'estate. […] Pur essendo abbastanza realista da sapere che la caccia costituiva una componente indispensabile della vita selvaggia, McCandless aveva sempre avuto un atteggiamento ambivalente verso l'uccisione di animali. Poco dopo l'abbattimento dell'alce quest'ambivalenza si tramutò in rimorso. Anche se la bestia era relativamente piccola -pesava sì e no trecento chili -, forniva di fatto un'enorme quantità di carne e, convinto che fosse moralmente inaccettabile sprecarne la pur minima parte, il ragazzo si dannò per almeno sei giorni nel tentativo di evitare che quel che aveva ucciso andasse irreparabilmente perso. Macellò la carcassa fra nuvole di mosche e moscerini, fece uno stufato con gli organi interni e laboriosamente scavò una buca nella sponda rocciosa proprio sotto l'autobus, nella quale cercò di conservare le immense fette di carne purpurea sottoponendole a un processo d'affumicazione.

I cacciatori dell'Alaska sanno che il metodo migliore per conservare la carne nella foresta consiste nel tagliarla a strisce sottili ed essiccarla all'aria sopra una grata improvvisata. Ma McCandless, nella sua ingenuità, si fidò del consiglio dei cacciatori che aveva consultato nel Sud Dakota, i quali gli avevano suggerito di affumicarla, compito non molto semplice considerate le circostanze. «Macellazione estremamente difficile» annotò sul diario il 10 giugno. «Sciami di mosche e moscerini. Rimossi intestini, fegato, reni, un polmone, bistecche. Quarto posteriore e zampa a colare.» 11 giugno: «Rimosso cuore e secondo polmone. Due zampe anteriori e testa. Il resto a colare. Riposto vicino al buco. Cerco di proteggere affumicando». 12 giugno: «Rimossa mezza cassa toracica e bistecche. Posso lavorare solo di notte. Continuo ad affumicare». 13 giugno: «Il resto di cassa toracica, spalla e collo alla buca. Comincia ad affumicare». 14 giugno: «Già i vermi! L’affumicazione risulta inefficace. Non so, sembra un disastro. Vorrei non aver mai ammazzato l'alce. Una delle più grandi tragedie della mia vita».

A quel punto gettò la spugna e abbandonò la carcassa ai lupi. Pur giudicandosi molto severamente per aver sprecato una vita, il giorno seguente McCandless sembrò riacquistare una certa prospettiva scrivendo sul diario: «D'ora in poi imparerò ad accettare i miei errori per quanto gravi possano essere».”

 

Per riflettere…

Davanti alla realtà l’uomo scopre che deve abbandonare la pretesa di bastare a se stesso, di essere padrone assoluto della propria vita. Se non accetta di fondarsi su un qualche “al di là di sé”, si ferma troppo presto. Si scopre in questo momento che la pretesa di un’autonomia totale è un’illusione.

  • È bello sognare e aspirare a cose grandi, ma importante è farlo ad occhi aperti, tenere cioè conto della realtà, della vita, che non sempre è in armonia con i propri desideri.

Nei momenti di fatica e di “scontro”, con la realtà o con i genitori/amici, cosa fai? Sei capace di restarci nella situazione, anche se difficile, o è più facile scappare, chiudendoti in camera, sparandoti la musica nelle orecchie, ignorando chi hai di fronte (…)?

  • Il momento del dubbio uccide le certezze finora credute?

 

 

 

 

”Continua...”