La vita

 

Solo nelle terre estreme

Parole chiave: alternativa, indifferenza, passività, essere artefici, responsabilità

 

Chris dimostra facilmente la veridicità delle sue convinzioni riguardo a vita ed esperienze nel momento in cui, nell’iniziale raggiungimento dei propri obiettivi, è trascinato da un forte entusiasmo, che lo porta a un atteggiamento di notevole ottimismo e positività dovuto anche ai primi successi.  Chris si sente finalmente felice, avverte di avere cominciato a realizzare i propri sogni, lontano da tutto ciò che rappresentava per lui fatica e disagio ,e, galvanizzato dal momento,  vive nella sensazione che l’ideale realizzato possa condurlo a una fuga da protrarsi a tempo indeterminato.

“Alle sei e mezzo di un frizzante giovedì mattina, il suolo ancora ghiacciato dal freddo notturno, Caylord Stuckey s'incamminò lungo la passerella verso la vasca più grande, sicuro di averla tutta per sé. Fu sorpreso dunque di trovare qualcuno già immerso nelle acque fumanti, un giovane uomo che si presentò come Alex.

Stuckey, un sessantatreenne pelato e spassoso dell'Indiana, era in viaggio verso l'Alaska per consegnare una nuova motorhome a un rivenditore di Fairbanks, una specie di attività part-time a cui si era dedicato dal pensionamento, dopo quarant'anni di lavoro nei ristoranti. Quando disse a McCandless quale fosse la sua destinazione, il ragazzo esclamò: «Ehi! Ma è proprio dove sono diretto io! Soltanto che sono bloccato in questo posto già da un paio di giorni. Non è che ti andrebbe di darmi un passaggio?» […]

Sullo Stampede Trail, la temperatura si aggirava intorno allo zero -di notte sarebbe scesa a meno dieci -e tutt'intorno una candida crosta di neve di mezzo metro ricopriva il terreno. Il ragazzo riusciva a stento a trattenere l'entusiasmo; finalmente stava per rimanere solo nelle selvagge immensità dell'Alaska. Avvolto nel parka di finta piuma e col fucile appeso sulla spalla, McCandless cominciò ad arrancare lungo il sentiero. Le scorte di cibo si riducevano a cinque chili di riso più due sandwich e un sacchetto di patatine di mais offerte da Gallien. L’anno prima, nei pressi del Golfo di California, era sopravvissuto per oltre un mese con poco più di due chili di riso e con il pesce che catturava grazie a una rudimentale canna. Quest'esperienza l'aveva convinto di potersi procurare cibo a sufficienza per resistere a lungo anche alle asprezze dell'Alaska. Il carico più pesante nello zaino mezzo vuoto era costituito dalla piccola biblioteca: nove o dieci tascabili, molti dei quali ceduti da Jan Burres a Niland. Fra i volumi spiccavano titoli di Thoreau, Tolstoj e Gogol, ma McCandless non era un lettore snob, aveva semplicemente scelto quello che pensava di poter apprezzare, inclusi best-seller di Michael Crichton, Robert Pirsig e Louis L’Amour. Avendo scordato di portare carta per scrivere, cominciò un laconico diario su alcune pagine vuote alla fine della guida botanica. Durante l'inverno a Healy, all'estremità dello Stampede Trail, girano parecchi sciatori, appassionati di motoslitte e slitte trainate da cani, ma soltanto fino a marzo o al principio di aprile, quando il ghiaccio sui fiumi comincia a rompersi. All'arrivo di McCandless nella foresta l'acqua scorreva già copiosa in buona parte dei corsi principali e da due o tre settimane nessuno era più passato di lì: non gli restavano da seguire che le tracce ormai vaghe di una pesante motoslitta. Al secondo giorno di cammino approdò sul fiume Teklanika. Malgrado le sponde fossero ancora bordate di ghiaccio, ormai sull'acqua non rimaneva nessun ponte gelato e McCandless fu costretto a guadarlo. Quell'anno, all'inizio di aprile, si era verificato un forte disgelo e i ghiacciai si erano sciolti in anticipo, ma in seguito il freddo si era fatto risentire, quindi il livello dell'acqua si era mantenuto piuttosto basso – probabilmente non oltre l’altezza della coscia –, e Chris poté raggiungere la sponda opposta senza grosse difficolta`. […]

Trovarsi in quel luogo gli procurava una grande esaltazione. All’interno, su un malconcio pannello di compensato che ricopre un finestrino rotto, scarabocchiò un’esultante dichiarazione d’indipendenza:

 

«Da due anni cammina per il mondo. Niente telefono, niente piscina, niente animali, niente sigarette. Il massimo della liberta`. Un estremista. Un viaggiatore esteta la cui dimora è la strada. Scappato da Atlanta . Mai dovrai fare ritorno perché the west is the best. E adesso, dopo due anni a zonzo, arriva la grande avventura finale. L’apice della battaglia per uccidere l’essere falso dentro di se´ e concludere vittoriosamente il pellegrinaggio spirituale. Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco del Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina per smarrirsi nelle terre estreme.

Alexander Supertramp

Maggio 1992»”

 

Per riflettere…

Ogni persona ha un suo mondo di desideri, di aspirazioni, progetti, di sogni e di illusioni.

Nello stesso tempo deve fare i conti anche con quello che è realmente, i suoi bisogni, il suo modo di agire, sia che questo sia consapevole sia che sia inconscio. Queste due parti sono in stretta relazione; accentuare la prima significa non tenere conto di quello che si è e delle proprie esigenze concrete. Significa, in un certo senso, diventare avidi, mantenendo a tutti i costi un io idealizzato, che condanna al successo a tutti i costi.

  • Sei disposto a lottare e impegnarti per qualcosa/qualcuno a cui tieni? Cosa/chi vorresti “conquistare”?
  • Che stima hai di te stesso? Ti vuoi bene? Ti è mai capitato di confrontare quello che pensi di te con un amico?

 

 

”Continua...”