La Parola

 

Beati i miti perché avranno in eredità la terra

38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. 43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

Commento alla beatitudine

I miti non sono i deboli che non ce la fanno. Sono quelli che pur avendo la forza non la usano per andare avanti a scapito degli altri. Pur sapendo scalare non accettano di usare come parete la schiena dei fratelli più deboli. I miti sono quelli che restano indietro volontariamente, perché hanno scelto di stare dalla parte dei deboli.

Sono quelli che lasciano gli altri scannarsi e correre per il primo posto perché hanno scelto un altro posto: quello con gli ultimi. Non alzano i gomiti per farsi avanti, ma abbassano le mani per tenderle a quelli che sono caduti e aiutarli a rialzarsi.

Forse loro nemmeno lo sanno, ma hanno ricevuto la terra in eredità. Tutti i primi posti, i privilegi, le occasioni che hanno perduto per stare indietro con i più deboli saranno loro ridonate con incredibile sovrabbondanza.

ATTIVITÀ: Linea di fuoco[2].

Introduzione

“Porgere la guancia non è cedere alla violenza, ma volgersi, dirigersi, tendere. Non è subire, è un'azione forte che mette in questione e interpella con forza l'altro; più che un semplice atteggiamento virtuoso, significa che l'altro t'importa molto e allora gli proponi una via nuova. Questo cambia le persone, prima ancora che le situazioni. Se lo ami, non è più nemico. È così alta e profonda questa chiamata che la s'intuisce prossima al mistero di Dio. Lui solo è così! E anche noi figli possiamo somigliare al Padre. Questo è un dono che appartiene a una nuova epoca, che esprime il massimo della gratuità nel dare senza aspettare in cambio, è una non-violenza attiva, è amore che ricrea (se amare è come generare un figlio, perdonare è come risuscitare un morto), è lo stile della vita del popolo nuovo.”[1]

Quello che propone Gesù è un’alternativa alla legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente) in uso al suo tempo; Propone un nuovo modo di rispondere alla violenza ed allo stesso tempo mette l’altro davanti al suo errore, prendendosi a carico le conseguenze. Gesù ci dimostra che è possibile, facendolo con la sua stessa vita: Lui che non si è sottratto al bacio di Giuda, ma ha offerto l’altra guancia agli schiaffi dei suoi aguzzini, Lui che per primo ha amato i nemici della sua Parola. Non si tratta di debolezza, ma di forza: è un’energia che trova la sua fonte solo in Dio.

Papa Benedetto XVI, durante l’Angelus del 18 febbraio 2007, commentando la pagina di vangelo in cui Gesù propone di offrire l’altra guancia ed amare quindi il nemico, sostiene che questo gesto non consista nell’arrendersi al male, ma nel rispondere al male con il bene, spezzando così la catena dell’ingiustizia. Soltanto chi è convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, non ha paura di affrontare il male con le armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico rappresenta la rivoluzione dell’amore, che è un dono di Dio e si ottiene confidando soltanto nella sua bontà misericordiosa. È questa, sostiene in Papa, la forza dei “piccoli”, che credono dell’amore di Dio e lo diffondono, anche a costo della loro stessa vita.

 

OBIETTIVI

Provare a metterci nei panni dell’altro, provare empatia.

Capire che mitezza significa essere disponibili a pagare il prezzo di persona ma senza essere remissivi. Sperimentare la non-violenza attiva in un’ottica cristiana.

 

DURATA

20 minuti + tempo necessario alla discussione

 

MATERIALE

Una copia a testa dell’allegato scenario e del foglio di ruolo.

Una copia dell’allegato: il fenomeno del razzismo in America per gli educatori

 

SVOLGIMENTO

L’attività è un gioco di ruolo, ovvero una dinamica in cui viene dato uno scenario particolare ed i ragazzi devono immedesimarsi in un personaggio che si trova in quella precisa situazione ed agire come se fossero “nei suoi panni”.

Dividete i ragazzi in due gruppi e disponeteli su due file, in modo che ogni persona del primo gruppo abbia di fronte una persona del secondo gruppo.

Ora spiegate lo scenario (vedi allegati): cecate di essere chiari e allo stesso tempo di lasciare spazio all’immaginazione dei ragazzi. A questo punto distribuite il ruolo A ai membri del primo gruppo e il ruolo B ai membri del secondo gruppo (vedi allegati). Lasciate alcuni minuti perché i ragazzi possano entrare nel ruolo e rassicurateli sul fatto che non c’è un modo giusto di agire, ma si tratta soltanto di sperimentare le proprie reazioni.

Successivamente formate delle coppie composte da un elemento del gruppo A e uno del gruppo B. Ogni coppia deve rappresentare un incontro. Ora si può dare via al gioco.

La discussione può concludersi spontaneamente oppure può essere fermata dopo alcuni minuti. Se la situazione sta sfuggendo di mano o alcuni partecipanti mostrano segni evidenti di non riuscire a sopportare il proprio ruolo, è necessario fermare il gioco.

Infine, potete scambiare i ruoli e far ripetere la scena.

 

ALLEGATI

 

Scenario

È il 1955 a Montgomery, Alabama. Sull’autobus, gli afroamericani devono pagare il biglietto

all’autista e poi uscire e rientrare sul retro, dove c’è uno spazio riservato per loro.

Siete su un autobus durante l’ora di punta. Come ogni giorno l’autobus è affollato, pieno di

persone che tornano a casa dal lavoro. I volti sono tesi e imbronciati, i gesti nervosi. Ad una

fermata salgono diverse persone, tra le quali una donna bianca, ma sull’autobus non ci sono

più posti a sedere.

 

Ruolo A

Ti chiami Rosa Parks e sei afroamericana. Lavori a servizio in un grande magazzino in centro. Sei in piedi dalle 6.00 di questa mattina ed hai camminato avanti e indietro per tutto il giorno. Ti aspetta un lungo tragitto in autobus, prima di rientrare a casa dove devi ancora preparare la cena per la tua famiglia e finire alcune faccende. Sei stata fortunata: hai preso l’ultimo posto disponibile e ora puoi finalmente far riposare la tua povera schiena. Alla prima fermata, l’autista ti chiede di lasciare il posto ad una donna bianca che è appena salita e di spostarti sul retro dell’autobus. Tu decidi di non alzarti.

 

Ruolo B

Sei l’autista dell’autobus. Sei in servizio da otto ore e questa è la tua ultima corsa. Si tratta del momento peggiore della giornata, perché l’autobus è pieno di gente stanca e sgarbata.

L’autobus è già pieno quando salgono altre persone che si stringono come sardine nel corridoio, non lasciando più spazio per muoversi. Tra queste c’è una signora che fa fatica a mantenersi in equilibrio e si appoggia ad un sedile occupato da una ragazza nera. Decidi di intervenire e chiedi alla ragazza di cedere il posto alla signora. La legge ti impone di far rispettare la divisione razziale e di riservare i posti a sedere per i bianchi.

 

IL FENOMENO DEL RAZZISMO NEGLI USA

Fin dall’era coloniale gli abitanti degli Stati Uniti d’America fanno i conti con il fenomeno del razzismo. Dopo la Seconda guerra mondiale la segregazione razziale era uno dei problemi più scottanti. Bianchi e neri, in qualsiasi attività della società civile, erano divisi: dovevano fare la spesa in supermercati diversi, mangiare in ristoranti separati, frequentare scuole distinte…e così per i bagni pubblici, il lavoro, gli ospedali, le chiese e qualsiasi altro luogo pubblico. I neri non avevano diritti civili, come per esempio quello di voto.

Bianchi e neri non potevano stare insieme e se capitava, i neri dovevano essere riverenti nei confronti dei bianchi. Gli atti di disobbedienza erano davvero coraggiosi, infatti la resistenza dei bianchi era molto tenace, non solo da parte di alcuni gruppi reazionari estremisti ma anche della gente comune.

Soltanto negli anni Sessanta, dopo le numerose battaglie condotte da vari movimenti per i diritti civili, le leggi sulla segregazione razziale dei neri vennero abolite dal governo federale degli Stati del sud.

 

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE

1) Come ti sei sentito nei panni di Rosa? E dell’autista? Come ti sei comportato?

2) E’ possibile reagire al male con il bene?

3) Come reagisci ai torti che subisci? Ti è mai capitato di fare del bene a colui che ti stava facendo del  male?

4) Sei disposto a perdonare chi ti fa un torto e ad offrirgli un’alternativa alla violenza?

  • Quelle di Gesù sono parole molto difficili da vivere: chiede un amore che eccede le capacità umane. Trasmettono, però, un senso di speranza. Ci portano a credere che sia possibile un mondo dove non esistano violenza, vendetta ed egoismo. Tu credi di poter fare la tua piccola parte? Sei disposto a fare questa fatica?

 

APPROFONDIMENTI

Preghiera ritrovata nel lager di Ravensbrück accanto al cadavere di un bambino[3]

 

 “Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà,

ma anche di quelli di cattiva volontà.

Non ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno afflitto.

Ricordati, invece, dei frutti che noi abbiamo portato

grazie al nostro soffrire:

la nostra fraternità,

la lealtà, l’umiltà,

il coraggio,

la generosità,

la grandezza di cuore

che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito.

E quando questi uomini giungeranno al giudizio,

fa che tutti questi frutti che abbiamo fatto nascere siano il loro perdono”.

 

Non conosciamo l’autore di queste righe, né qual era la sua fede: possiamo solo imparare che di fronte al male non bisogna contrapporre un male più grande, ma acconsentire all’umile amore, possiamo capire cosa significhi sperare sempre per ogni uomo, in ogni situazione”

 

La terza via di Gesù: l’impegno nonviolento

Confronta W. Wink  “Rigenerare i poteri” ed Emi 2003 pag. 299 e seguenti.

 

[1] Fonte: http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=21682

[2] I testi sono una rielaborazione dell’attività “Rosa Parks e l’autobus di Montgomery” in Associazione pace e dintorni, Violenza zero in condotta, La Meridiana, Molfetta (BA) 2002.

[3] Citato da Enzo Bianchi in “Mio persecutore, mio maestro” La stampa, 1° novembre 2002

 

”Continua...”